giovedì 5 novembre 2009

Porte girevoli per l'energia dalle onde

Ogni porta, posizionata da 6 a 23 metri sotto la superficie del mare, può generare 300 chilowatt

L'idea è venuta a un tuffatore che, dopo un volo plastico, per poco ha picchiato una testata contro la porta di una nave affondata. Un'idea che ha ricevuto ora un contributo di 3 milioni di euro. L'idea del finlandese Rauno Koivusaari è semplice: una sorta di porta girevole dal peso di 20 tonnellate che, posizionata a una profondità compresa tra 6 e 23 metri sotto il mare, bascula sotto l'azione delle onde, in modo da azionare un sistema idraulico che trasforma l'energia cinetica in energia elettrica.

MOTO ELLITTICO - Ogni porta è in grado di produrre 300 chilowatt, collegata in serie di tre arriva a una capacità di quasi un megawatt. E in un campo di produzione se ne possono aggiungere quante se ne vogliono, senza contare che, essendo sotto il mare non ci sono problemi di impatto ambientale. Sono quindici anni che Koivusaari sta sviluppando il progetto insieme alla sua società, la AW-Energy e ora ha posizionato un modello-pilota al largo del Portogallo. Il WaveRoller funziona sfruttando il fatto che il modo ondoso, avvicinandosi alla costa, prima che si rompa la cresta dell'onda e formi il classico «cavallone», sotto la superficie marina fa muove le particelle d'acqua con un moto ellittico. Quindi in avanti e all'indietro e questo movimento di andata e di ritorno è proprio quello che sfruttano le porte basculanti intorno a un perno per funzionare in entrambi i sensi.

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venerdì 16 ottobre 2009

Diamante, la centrale a impatto zero

Progettata con tecnologie solari e all'idrogeno da sabato illuminerà il parco naturale di Pratolino (Firenze).

FIRENZE – Il fascino leonardesco dell’uomo vitruviano ti avvolge appena ti avvicini alla centrale. Tanto bella quanto atipica perché mix tra opera d’arte e sistema energetico, che da sabato “illuminerà” i viali del parco naturale di Pratolino, nel comune di Vaglia, non lontano da Firenze e la statua del Gigante dell’Appennino, capolavoro del Giambologna, che in questi luoghi troneggia.

A COSA SERVE - La centrale-scultura si chiama Diamante ed è un impianto, unico al mondo nel suo genere, progettato con tecnologie solari e a idrogeno all’avanguardia, per essere inserito all’interno di parchi naturali con impatto zero, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti, sia da un punto di vista estetico. Diamante è nato da un progetto congiunto tra Università di Pisa ed Enel pensato con l’obiettivo di fornire energia elettrica a centri di particolare valore ambientale o artistico. In un primo momento sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore tra Pisa e Viareggio, poi, grazie anche all’impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi (allora presidente della provincia) è stato deciso di installarlo a Pratolino. «La centrale funziona anche in mancanza di sole – spiega Luigi Maffei, ordinario di Architettura tecnica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa - grazie alla produzione e accumulo di idrogeno ed ha una struttura versatile sulla quale sarà possibile sperimentare nel tempo i più evoluti sistemi fotovoltaici. ll modello estetico segue invece antichi modelli, sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas. La forma classica nasce da considerazioni matematiche e geometriche con il ricorso alle dimensioni auree per consentire di essere in armonia con la natura e con l’ambiente».

L'IMPIANTO - Visto da vicino Diamante è un impianto in vetro e acciaio alto 12 metri con un diametro di 8 formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato. Ma il segreto più affascinante si nasconde all’interno del dodecaedro hi-tech dove si trovano tre sfere di vetroresina. «Queste sfere – continua Maffei - contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio». Nella parte inferiore della struttura si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e spazi per apprendere il funzionamento (education) da parte di scolaresche e da tutti quelli che vorranno avvicinarsi a capire il funzionamento. E anche desiderosi di non perdere l’emozione di qualcosa di unico, un po’ tecnologia e un po’ arte, nella terre del grande Leonardo.

Marco Gasperetti
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lunedì 12 ottobre 2009

I piccoli gesti (quotidiani) per tenere pulito il mondo

Dal riscaldamento alla tv e all’auto: ecco come comportarsi.

MILANO — Si può fare come i trenta militanti di Greenpeace che ie­ri, a Londra, si sono arrampicati sul tetto di Westminster, il parlamento inglese, per attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici.

Oppure si possono compiere gesti meno eclatanti, ma molto più utili. Lo spiega Fulco Pratesi, presidente onorario di Wwf Italia: «Gesti banali ma efficaci per risparmiare e diminu­ire l’inquinamento. Come, ora che ar­riva l’inverno, mantenere la tempera­tura del proprio appartamento entro i 20˚ centigradi. Oppure far funziona­re lavastoviglie e lavatrice solo a pie­no carico, fare la doccia invece che il bagno per ridurre il consumo d’ac­qua». E non è finita qui. Continua Pratesi: «In cucina, per cuocere me­glio la pentola a pressione e il micro­onde per il risparmio energetico, consumare meno carne possibile per­ché gli allevamenti di animali causa­no un inquinamento superiore a tut­ti i mezzi di trasporto del mondo».

Certo, Pratesi è un ecologista di vecchia data ma è innegabile che, an­che in Italia, si sta facendo strada una nuova sobrietà ambientalista, lontana dalle barricate ecologiste ma attenta a quei gesti quotidiani che possono migliorare la salute del Pia­neta e, di conseguenza, la nostra vita e quella delle generazioni future. In attesa di dicembre quando, a Copena­ghen, si riuniranno i Grandi della Terra in cerca dell’accordo per la ri­duzione dell’uso di carbone, petrolio e metano, diverse aziende italiane danno il loro contributo per indiriz­zare i nostri stili di vita verso una maggiore ecocompatibilità. Da due anni l’Enel ha sviluppato una campa­gna d’informazione «sull’uso intelli­gente dell’elettricità» con consigli sul risparmio energetico e la distribu­zione di 7 milioni di lampadine fluo­rescenti ad alta efficienza. Mentre Eni dichiara d’aver messo a budget per quest’anno 1.081 milioni per «spese ambientali».
«Se ognuno di noi, ogni settima­na, riciclasse attraverso la raccolta differenziata due sacchetti di carta, due scatole di pasta, uno scatolone di cartone, un portauova, due quoti­diani e altrettante riviste si evitereb­bero il riempimento di una discarica e l’emissione di 157 milioni di chilo­grammi di anidride carbonica». Il va­demecum è opera di Carlo Montal­betti, direttore generale di Comie­co, il consorzio nazionale per il recu­pero e il riciclo della carta, altro im­prenditore ecocompatibile.

Senza aspettare che il presidente Usa Obama estragga dal cilindro la ri­cetta per salvare la Terra dall’inquina­mento, basta veramente poco per da­re il proprio contributo. Se state già pensando alle prossime vacanze, il si­to www.ecolabel.it presenta le strut­ture alberghiere che, recepite le diret­tive Ue in materia, si sono impegna­te nel miglioramento della qualità ambientale fornendo agli utenti tut­te le garanzie al riguardo. Anche Le­gambiente è prodiga di consigli sul­l’ecologia quotidiana. Per esempio, restando in tema di viaggi, il suggeri­mento è «scegliere, se possibile, tre­no o nave piuttosto che l’aereo che, da solo, contribuisce al 13% delle emissioni dei gas serra. E che dire dello stand-by, le lucine rosse sem­pre accese dei nostri elettrodomesti­ci? «Fanno spendere ogni anno alme­no 50 euro di elettricità a famiglia. Meglio staccare la spina». A proposi­to: secondo i dati di Coldiretti, per fa­re la spesa, una famiglia media italia­na produce fino a tre tonnellate di anidride carbonica l’anno, due solo per conservare e cuci­nare i cibi.

Roberto Rizzo
www.corriere.it

domenica 4 ottobre 2009

I geologi: frane assassine, ma prevedibili

di Elisabetta Guidobaldi

ROMA - Frane come quelle che si sono abbattute nel messinese "le chiamiamo frane assassine", ma in Italia le carte che delimitano le aree pericolose "ci sono". A parlare é il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Pietro Antonio De Paola, secondo il quale quella di Messina "é sicuramente una tragedia annunciata, motivo che ci tiene in particolare apprensione".

"A breve - annuncia De Paola - invieremo un documento alle istituzioni in cui chiediamo di attivare un sistema di vigilanza e controllo da parte dei sindaci, più fondi per la messa in sicurezza del territorio ma soprattutto che questi fondi siano realmente utilizzati per i progetti ai quali sono destinati". Poche richieste ma concise alla luce del fatto che, sottolinea De Paola, "le mappe del rischio di aree particolarmente pericolose ci sono e non c'é niente da scoprire".

"Noi come geologi - prosegue l'esperto - siamo gli specialisti della Terra e siamo in grado di prevedere per predisporre interventi conoscitivi". Quindi la tragedia di Messina. "La realtà dei fenomeni è davanti agli occhi di tutti. In 5 ore sono caduti 250 millimetri di pioggia. Tutta quest'acqua - spiega il geologo - trova un territorio fragile e abbandonato dove insistono edifici costruiti su luoghi pericolosi, con interi fabbricati edificati in piene fiumare".

De Paola punta quindi il dito contro l'incuria: "Non c'é controllo soprattutto da parte dei sindaci. L'abusivismo dilaga. Vengono rilasciate autorizzazioni a costruire su aree a rischio". Quindi un "passo importantissimo", sottolinea ancora l'esperto, è l'azione dei sindaci. Da un punto di vista tecnico, a Messina, riferisce ancora De Paola, è accaduto quello che è successo a Sarno. Calate detritiche rapide causate da un terreno che "perde resistenza, si scioglie e diventa fango con una velocità di spostamento tipica dei mezzi fluidi, fino a 70 metri al minuto, a volte anche di più, a seconda della pendenza". Queste calate "hanno una forza distruttiva immane".

"Noi le chiamiamo frane assassine. Sono immediate e - spiega il geologo - in pochi minuti da monte arrivano a valle". In alcune aree c'é la certezza che queste calate rapide possano accadere. Come conciliare dunque grandi opere e territorio fragile? "Le grandi opere - risponde De Paola - sono necessarie e significative. Per lo sviluppo sono processi inarrestabili e sono compatibili con la messa in sicurezza del territorio in quanto sono opere con scopi diversi".

Non riusciamo...

Non riusciamo a trovare le parole per spiegarvi la tragedia di questi giorni che ha colpito la splendida sicilia.
Più volte ci è capitato di parlarvi di dissesto idrogeologico, di quante cose dovrebbero farsi per evitare queste tragedie, e non dover esser costretti a piangere altri morti.
Noi che tanto abbiamo parlato di Sarno, che non è poi così tanto lontana da noi!!!
Forza Messina!!!