giovedì 19 novembre 2009

Il congresso di Napoliunderground

Sabato 21 e domenica 22 su Napoliunderground verrà trasmesso il 4° congresso di archeleologia del sottosuolo, potete godervi l'evento dal link sul blog o collegarvi direttamente al sito www.napoliunderground.org. Le due giornate saranno ricche di interventi e relazioni tecniche che riusciranno a soddisfare anche i palati più fini. Buona visione a tutti

mercoledì 18 novembre 2009

Il wireless salva gli acquedotti "nuota" nei tubi, svela le perdite

Il progetto, sviluppato dal Politecnico di Torino, è stato premiato in Qatar. Consente di limitare gli sprechi grazie alla tecnologia senza fili di GIULIA BELARDELLI

UN DISPOSITIVO in grado di "nuotare" nelle condutture dell'acqua e "ascoltare" ogni piccola perdita, per poi "comunicare" i suoi rilevamenti tramite onde radio. Sembra fantascienza, ma non lo è. Si tratta di uno strumento ad alta tecnologia sviluppato dagli iXem Labs del Politecnico di Torino, premiato con un milione di euro dallo Stato del Qatar. L'invenzione, infatti, ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un prodotto vincente: è "eco-friendly", "social-oriented" e poco costosa (cosa che non guasta mai). Il principio di base è quello del wireless, da anni al centro delle ricerche del team torinese. L'innovazione, in questo caso, consiste nell'utilizzare la potenza delle onde radio per risolvere la piaga degli sprechi di acqua potabile. Un problema molto diffuso in tutto il mondo, che rappresenta un significativo fattore di costo ambientale.

Gli sprechi. Goccia a goccia, ogni giorno notevoli quantità di acqua potabile si perdono per strada, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Guasti, buchi, superfici interrotte che rimangono tali per anni, senza che nessuno riesca a fermare le perdite di questo enorme patrimonio. In Italia una buona percentuale di acqua si disperde tra la sorgente (laghi o pozzi) e il destinatario (i nostri rubinetti). Negli ultimi anni all'impatto ambientale si è aggiunto anche il costo economico, che si sta facendo sentire in tutti i paesi del mondo. A causa del riscaldamento climatico, infatti, le risorse idriche di base si stanno progressivamente impoverendo, e questo fa dell'acqua un bene ancora più prezioso.

L'invezione. La grande novità della "creatura" inventata dagli ingegneri di iXem Labs consiste nel ridurre al minimo la possibilità di errore. E lo fa grazie ad un sistema che consente di "ascoltare" i rumori delle perdite e "comunicare" le informazioni relative. L'oggetto "nuota" liberamente all'interno dei tubi, capta i suoni che li popolano e li trasmette sotto forma di dati tramite le onde radio. In superficie, decodificando questi rumori, è possibile riconoscere il luogo, l'entità e la consistenza delle perdite. La tecnica basata sull'ascolto dei rumori prodotti dall'acqua non è nuova, ma normalmente viene applicata solo su distanze brevi, perché necessita della presenza di un cavo per riportare i suoni in superficie. Il nuovo strumento, invece, si affida alle onde radio e non ha bisogno di alcun cavo: un aspetto decisivo per poter svolgere al top la sua funzione di "ispettore dei tubature".

Il premio e la partnership in Qatar. Il risultato della ricerca è stato premiato dallo Stato del Qatar nell'ambito del National Priorities Presearch Program: un premio di circa un milione di dollari, che andrà al Policlinico di Torino e alla squadra degli iXem Labs. Un'altra occasione in cui l'eccellenza italiana si è fatta notare, questa volta in un emirato mediorientale. Una punta di amarezza, però, resta, leggendo le parole che il professor Daniele Trinchero scrive dal Qatar: "Una volta strutturato il progetto, abbiamo provato a proporlo in Italia, ma non abbiamo riscosso immediato interesse. Visto che ci credevamo, ci abbiamo lavorato nei rimasugli di tempo, con materiale di recupero. Forse anche grazie a questo è stato possibile realizzare un oggetto a basso costo". L'università del Qatar, dal canto suo, ha già siglato un accordo con il Politecnico di Torino, e il centro di ricerca sulle comunicazioni wireless del Qatar si è detto intenzionato ad una industrializzazione del dispositivo.

mercoledì 11 novembre 2009

IL GEOLOGO ORTOLANI: " VERSANTI RIPIDI E SUOLI SPESSI COSI' SI FORMANO LE COLATE ASSASSINE"

L'esperto:” versanti ripidi e suoli spessi, così si formano le colate assassine” Il geologo Ortolani: a rischio non è solo l'isola verde, in Campania 500mila persone convivono col pericolo - Colate di fango capaci di travolgere tutto: cose, case e persone. Ad Ischia è successo qualcosa di simile a quanto è avvenuto un mese fa a Messina e nella zona di Sarno nel 1998. Ne è convinto Franco Ortolani, geologo e direttore del dipartimento di pianificazione e scienza del territorio dell'Università "Federico II" di Napoli. «L'isola d'Ischia - spiega il docente - è una delle aree di maggior rischio d'Italia. E pur avendo una conoscenza abbastanza amplia delle zone potenzialmente più esposte a frane e colate di fango, non è possibile metterle tutte quante in sicurezza. Ci si deve allora attrezzare affinché la tutela del territorio diventi patrimonio di tutti, intervenendo in anticipo quando sono previste precipitazioni di una certa entità e coinvolgendo le comunità locali».

L'isola verde, da questo punto di vista, non è delle più "attente". Basti ricordare la colata che il 30 aprile 2006 distrusse un edificio provocando 4 vittime e, andando più indietro nel tempo, l'alluvione che nel 1915 interessò tutta l'area settentrionale dell'isola. E proprio qui, a nord dell'isola, che il fango è tornato a farsi vivo e a mietere vittime. «Capire cosa sia successo non è difficile - aggiunge Ortolani - perché in quella zona i versanti collinari sono molto ripidi e il suolo particolarmente spesso. Quando le precipitazioni sono forti, il suolo diventa ancora più instabile per le forti pendenze. E un distacco di pochi metri cubi di fango può dare inizio a una vera e propria valanga che scende velocissima a decine di chilometri l'ora. Ogni metro cubo di questo fango può arrivare a pesare fino a 1.500 chilogrammi. Se pensiamo che un tir vuoto pesa intorno alle otto tonnellate, il calcolo è presto fatto: bastano cinque o sei metri cubi di questo fango per far precipitare a valle l'equivalente di un tir. Con quali conseguenze è facile immaginarlo».
«L’evento di Ischia - prosegue ancora il geologo - evidenzia che un ruolo determinante nel controllare l’origine delle colate di fango è rappresentato dal contenuto idrico dei suoli nel momento in cui inizia un evento piovoso. Tale circostanza evidenzia anche l’importanza della pedogenesi che risulta particolarmente attiva nel periodo di transizione climatica, come verificato lungo i versanti del sarnese dopo i denudamenti provocati dalle colate del 5 e 6 maggio 1998 determinando continue modificazioni fisiche del suolo».

Ma quante sono le persone esposte al rischio idrogeologico derivante da colate? «Si tratta di un problema che va al di là di Ischia - spiega Ortolani - possiamo parlare di un problema di dimensioni vesuviane dal momento che interessa circa 500mila persone distribuite in gran parte della Campania. E’ evidente che la recente redazione dei piani stralcio del rischio idrogeologico da parte delle Autorità di Bacino non serve a difendere le persone dal rischio idrogeologico dal momento che nel periodo di elaborazione dei piani vi erano già mezzo milione di persone nelle zone più "calde". Detto ciò, l’unica soluzione per non contare nuove vittime delle colate di fango (il 4 marzo del 2005 vi furono altre vittime a Nocera Inferiore), è individuabile nella responsabilizzazione e nell’auto-organizzazione delle popolazioni in sinergia con le istituzioni comunali, provinciali e regionali».

DA IL CORRIERE ON LINE

giovedì 5 novembre 2009

Porte girevoli per l'energia dalle onde

Ogni porta, posizionata da 6 a 23 metri sotto la superficie del mare, può generare 300 chilowatt

L'idea è venuta a un tuffatore che, dopo un volo plastico, per poco ha picchiato una testata contro la porta di una nave affondata. Un'idea che ha ricevuto ora un contributo di 3 milioni di euro. L'idea del finlandese Rauno Koivusaari è semplice: una sorta di porta girevole dal peso di 20 tonnellate che, posizionata a una profondità compresa tra 6 e 23 metri sotto il mare, bascula sotto l'azione delle onde, in modo da azionare un sistema idraulico che trasforma l'energia cinetica in energia elettrica.

MOTO ELLITTICO - Ogni porta è in grado di produrre 300 chilowatt, collegata in serie di tre arriva a una capacità di quasi un megawatt. E in un campo di produzione se ne possono aggiungere quante se ne vogliono, senza contare che, essendo sotto il mare non ci sono problemi di impatto ambientale. Sono quindici anni che Koivusaari sta sviluppando il progetto insieme alla sua società, la AW-Energy e ora ha posizionato un modello-pilota al largo del Portogallo. Il WaveRoller funziona sfruttando il fatto che il modo ondoso, avvicinandosi alla costa, prima che si rompa la cresta dell'onda e formi il classico «cavallone», sotto la superficie marina fa muove le particelle d'acqua con un moto ellittico. Quindi in avanti e all'indietro e questo movimento di andata e di ritorno è proprio quello che sfruttano le porte basculanti intorno a un perno per funzionare in entrambi i sensi.

www.corriere.it

venerdì 16 ottobre 2009

Diamante, la centrale a impatto zero

Progettata con tecnologie solari e all'idrogeno da sabato illuminerà il parco naturale di Pratolino (Firenze).

FIRENZE – Il fascino leonardesco dell’uomo vitruviano ti avvolge appena ti avvicini alla centrale. Tanto bella quanto atipica perché mix tra opera d’arte e sistema energetico, che da sabato “illuminerà” i viali del parco naturale di Pratolino, nel comune di Vaglia, non lontano da Firenze e la statua del Gigante dell’Appennino, capolavoro del Giambologna, che in questi luoghi troneggia.

A COSA SERVE - La centrale-scultura si chiama Diamante ed è un impianto, unico al mondo nel suo genere, progettato con tecnologie solari e a idrogeno all’avanguardia, per essere inserito all’interno di parchi naturali con impatto zero, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti, sia da un punto di vista estetico. Diamante è nato da un progetto congiunto tra Università di Pisa ed Enel pensato con l’obiettivo di fornire energia elettrica a centri di particolare valore ambientale o artistico. In un primo momento sarebbe dovuto sorgere all’interno del Parco naturale di Migliarino San Rossore tra Pisa e Viareggio, poi, grazie anche all’impegno del sindaco di Firenze Matteo Renzi (allora presidente della provincia) è stato deciso di installarlo a Pratolino. «La centrale funziona anche in mancanza di sole – spiega Luigi Maffei, ordinario di Architettura tecnica della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa - grazie alla produzione e accumulo di idrogeno ed ha una struttura versatile sulla quale sarà possibile sperimentare nel tempo i più evoluti sistemi fotovoltaici. ll modello estetico segue invece antichi modelli, sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas. La forma classica nasce da considerazioni matematiche e geometriche con il ricorso alle dimensioni auree per consentire di essere in armonia con la natura e con l’ambiente».

L'IMPIANTO - Visto da vicino Diamante è un impianto in vetro e acciaio alto 12 metri con un diametro di 8 formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato. Ma il segreto più affascinante si nasconde all’interno del dodecaedro hi-tech dove si trovano tre sfere di vetroresina. «Queste sfere – continua Maffei - contengono innovativi serbatoi a idruri metallici e a bassa pressione per l’accumulo energetico di idrogeno. Si tratta di un sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare che assicura l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio». Nella parte inferiore della struttura si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e spazi per apprendere il funzionamento (education) da parte di scolaresche e da tutti quelli che vorranno avvicinarsi a capire il funzionamento. E anche desiderosi di non perdere l’emozione di qualcosa di unico, un po’ tecnologia e un po’ arte, nella terre del grande Leonardo.

Marco Gasperetti
www.corriere.it